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Minori sul web La loro tutela è una priorità - Parla Agostino Ghiglia

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G-Talk L'incontro il 30 maggio all'auditorium Paganini
Minori sul web La loro tutela è una priorità
«Bisogna introdurre l'educazione digitale nelle scuole per una maggiore consapevolezza»

Intervento di Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali
(di Anna Pinazzi, Gazzetta di Parma, 9 maggio 2024)

Social e siti web permettono a giovani e giovanissimi un accesso illimitato a tantissimi contenuti, alcuni di questi anche non adatti alla loro età o, addirittura, pericolosi. Sfruttare al meglio le risorse della rete si può, ma occorre conoscerne anche i rischi. Qual è, allora, il compito della famiglia, della scuola e delle istituzioni nella tutela dei minori in Rete?

Si soffermeranno su questo concetto i primi relatori dell'evento gratuito della Gazzetta di Parma «Diritti nel web - Diritti e tutela dei ragazzi nel mondo digitale», il 30 maggio all'auditorium Paganini (tutte le informazioni su www.gtalk.it). L'iniziativa proseguirà, dal mattino alle 9.15 al pomeriggio, lungo tutta la giornata in un alternarsi di grandi nomi e celebri esperti che si confronteranno. Sul palco del Paganini si esprimeranno più di venti voci autorevoli del nostro tempo, protagonisti del mondo istituzionale, accademico, imprenditoriale, sportivo e della comunicazione (fra i tanti, Ansa, Mediaset, Rai, Meta, Google).

Responsabilità condivisa

Sarà la prima «tavola rotonda» (ce ne saranno ben quattro) ad approfondire il ruolo delle «Istituzioni, diritto e responsabilità: azioni per la tutela dei minori», aperta dall'intervento del Ministro dell'istruzione Giuseppe Valditara. Un tema davvero urgente, come sottolinea anche Ruben Razzante, professore di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e direttore scientifico di GTalk: «Il crescente utilizzo dei social network tra i giovani è accompagnato da rischi significativi per la loro salute mentale. La dipendenza da queste piattaforme può scatenare stati d’ansia, depressione e, poiché i giovani sono continuamente esposti al confronto con gli altri utenti, anche problemi di autostima - spiega l'esperto -. Inoltre, il tempo trascorso online può erodere i legami interpersonali, riducendo le interazioni faccia a faccia e influenzando negativamente la qualità delle relazioni offline: educare i giovani sull’importanza di un utilizzo responsabile dei social media è cruciale per favorire un equilibrio nel loro benessere emotivo e nelle relazioni personali»

Le leggi per la tutela

A fronte di questi pericoli, monitorare i giovanissimi e accompagnarli verso un utilizzo adeguato e consapevole dei mezzi digitali risulta un compito imprescindibile per genitori ed educatori. Ma il diritto a che punto è? Ci sono leggi adeguate affinché i minori vengano davvero tutelati nel mondo della rete? «La protezione dei giovani su internet richiede il rispetto delle normative vigenti, che peraltro vanno potenziate ulteriormente, per disciplinare situazioni specifiche come lo sharenting - fa presente Ruben Razzante -. Leggi che regolamentano la privacy e la sicurezza dei dati personali sono fondamentali per proteggere i minori dalla raccolta e dall’abuso delle loro informazioni da parte di terzi. Inoltre, è essenziale applicare con puntualità ed efficacia le disposizioni legali che puntano a contrastare fenomeni come il cyberbullismo e la diffusione di materiale pornografico, prevedendo sanzioni per i trasgressori». Poiché i minori sono particolarmente vulnerabili agli abusi online, «è cruciale adottare misure rigorose per garantire che le loro informazioni siano trattate in modo responsabile e sicuro» aggiunge Razzante.

Ecco che allora nella Rivoluzione digitale che stiamo vivendo «la tutela dei minori ma, più in generale, dei soggetti fragili è diventata una priorità assoluta» dichiara Agostino Ghiglia, membro Authority per la privacy, presente anche il 30 maggio al Paganini. La nuove tecnologie, inevitabilmente, segnano un prima e un dopo: «Le giovani generazioni passano e passeranno gran parte della loro vita vigile su piattaforme, social media e siti internet per studiare, giocare e socializzare - riflette Ghiglia -. Se i Boomers e la Generazione X sono transitate da una ”vita vissuta” materialmente ad una “vita accesa”, le generazioni Z e Alfa saranno sempre più connesse, sempre in vetrina e molto più esposte ai rischi della rete di quanto le stesse famiglie riescano a percepire».

Come agire

Qualcosa deve cambiare, anche nell'istruzione. Secondo Ghiglia, bisognerebbe incrementare il percorso di educazione civica nelle scuole, trasformandola in un percorso di «Educazione civica digitale»: «Una materia di insegnamento obbligatoria fin dal primo ciclo scolastico affinché i presunti nativi digitali - spiega l'esperto - non sappiano solo usare gli strumenti del loro futuro ma possano farlo in maniera consapevole, cosciente, educata».

Ribatte sull'importanza di una nuova educazione civica anche Massimiliano Capitanio, giornalista e commissario Agcom: «Quando Aldo Moro introdusse per la prima volta in Italia l’educazione civica, disse che lo scopo era “pulire il futuro dei nostri ragazzi”. Ecco, il lavoro di Agcom è in perfetta continuità con quel nobile auspicio - fa sapere -. Pulire il futuro, e anche la rete dove, dati Save the Children, il 91,9% dei 1417enni, il 78,3% degli 1113enni e il 44,6% dei bambini tra i 6 e i 10 anni trascorresul web almeno un’ora al giorno del proprio tempo. Non solo, nella fascia 11-19enni ben il 47% resta connesso per oltre 5 ore al giorno tra chat, videogiochi, social e shopping».

Il solo modo che abbiamo per proteggere i minori online, sui social ma non solo, è quindi aumentare e incrementare l’educazione digitale. Un obiettivo evidentemente non più rimandabile. «Questa è l’epoca della responsabilità: - conclude Capitanio - a noi decidere se essere cittadini responsabili o consumatori passivi, e quindi potenzialmente più fragili».