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III - Attività comunitarie e internazionali - Relazione 2000 - 17 luglio 2001

SCHEDA
Garante per la protezione dei dati personali
Doc-Web:
1342438
Data:
17/07/01
Tipologia:
Relazione annuale

Indice

Relazione 2000

III - Attività comunitarie e internazionali


La conferenza di Venezia

83. IL BILANCIO DELL´INIZIATIVA E LA "CARTA" DI VENEZIA
Tra il 28 e il 30 settembre 2000 si è svolta per la prima volta in Italia, a Venezia, una Conferenza internazionale delle autorità garanti, dedicata ai diversi temi della privacy e della protezione dei dati personali.

L´iniziativa, giunta alla sua ventiduesima edizione, rappresenta un importante appuntamento annuale al quale prende parte un numero crescente di Autorità di garanzia istituite progressivamente in Paesi nel mondo.

Essa ha rappresentato, oltre che un notevole e riuscito sforzo organizzativo, il culmine dell´attività di evidenza internazionale svolta dal Garante nell´ultimo quadriennio ed ha ulteriormente consolidato, per i sentiti attestati di merito pervenuti da ogni parte all´indirizzo dell´Autorità (a soli quattro anni dalla sua costituzione), lo standing internazionale della stessa, già onorata in precedenza dalla elezione del prof. Stefano Rodotà quale Presidente del Gruppo dei garanti europei.

Principalmente, due tratti hanno contrassegnato la Conferenza: da un lato, l´apertura del convegno, non ristretto al mero contesto tecnico-giuridico, a sollecitazioni provenienti da ogni parte della società, come testimoniato dagli interventi non di mero saluto che hanno onorato le varie fasi dei lavori, provenienti dalle massime autorità istituzionali nazionali ed internazionali e per primo dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (oltre che dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuliano Amato, dal Commissario europeo Vitorino e dal Ministro della funzione pubblica Franco Bassanini), dagli esponenti della cultura, del mondo accademico, dell´impresa e della società civile quali, tra gli altri, Umberto Eco, Spyros Simitis, André Vitalis, Yves Poullet, Joel Reidenberg, Lucio Stanca, Marc Rotemberg.

Dall´altro, è da rilevare la significativa partecipazione di Autorità di garanzia appartenenti a nuovi Paesi, segno inequivoco della progressiva estensione della disciplina a tutela dei dati personali a livello mondiale e indice della condivisa necessità di una progressiva armonizzazione ed omogeneizzazione dei principi fondamentali in materia.

I lavori della Conferenza, articolatisi in alcune sessioni plenarie e in numerose sessioni parallele (e svoltisi per larga parte presso la Fondazione Cini nonché, nell´ultima giornata, a Palazzo Labia), hanno visto alternarsi circa settanta autorevoli relatori provenienti da ogni parte del mondo.

Numerose relazioni, tempestivamente presentate dagli Autori, sono state già raccolte in anticipo nel volume "One World, One Privacy". 22nd International Conference on Privacy and Personal Data Protection. "Toward an Electronic Citizenship. Reference Paper", mentre è in fase di predisposizione una pubblicazione che seleziona i contributi più rilevanti.

Assai ampia è stata la selezione dei temi trattati nel corso delle giornate veneziane. All´interno delle sessioni plenarie la discussione è stata convogliata verso i seguenti temi: "New Technologies, Security and Freedom"; "The State of Privacy" e "What Rules? Integrating Different Tools in a Global Perspective".

Un´ulteriore e significativa parte dei lavori si è svolta in numerose sessioni parallele intitolate: "Law Enforcement and Judicial Activities" (presieduta dal prof. Giuseppe Santaniello); "Contracts and Data  Flows"; "Privacy Costs and Software Solutions"; "Smart Cards and Centralized Data Banks"; "Intranets and Global Services" (presieduta dall´ing. Claudio Manganelli); "Privacy and the Media" (introdotta dalla relazione del prof. Ugo De Siervo); "E-transparency" (presieduta dal dott. Giovanni Buttarelli); "Genetic Data" e "New Challenges".

Oltre alla valenza scientifica dei contributi presentati e degli scambi di opinioni emersi a margine dei lavori, la Conferenza ha offerto ulteriori frutti: il primo, di immediato rilievo per le Autorità di garanzia dei diversi Paesi, consiste nell´accordo raggiunto, sulla base di uno studio preliminare realizzato da Bruce Slane (Data Protection Commisioner in Nuova Zelanda), in ordine all´iter da seguire in futuro per l´approvazione di risoluzioni e documenti nelle successive Conferenze internazionali.

Ulteriore e più rilevante esito della Conferenza è stata poi la dichiarazione sottoscritta a conclusione dei lavori dalle Autorità di garanzia per la protezione dei dati personali dei ventisette Paesi presenti, ormai nota come "Carta" di Venezia: con essa, muovendo dal generale riconoscimento della privacy come diritto fondamentale della persona e quale elemento costitutivo della libertà del cittadino, si è ribadito il consenso intorno a principi e criteri comuni in materia di protezione dei dati già contenuti nelle Linee-guida dell´OCSE, nella Convenzione del Consiglio d´Europa n. 108/1981 e nelle direttive dell´Unione europea, oltre che nelle risoluzioni e raccomandazioni di organismi internazionali, atti sopranazionali contenenti il nucleo centrale dei principi generalmente condivisi in materia di protezione dei dati.

Peraltro si è convenuto che, lungi dal costituire un punto d´arrivo, questi testi normativi rappresentano un punto di partenza per un lavoro comune, preordinato alla loro diffusione nel panorama mondiale tenendo conto dei mutamenti tecnologici, sempre più rapidi e pervasivi, e all´incremento, su scala planetaria, della circolazione delle informazioni.

Più da vicino, gli obiettivi da perseguire dovrebbero articolarsi secondo tre direttici principali: il consolidamento del carattere vincolante dei principi generalmente condivisi, in particolare quelli relativi alle finalità della raccolta, alla lealtà e trasparenza del trattamento (con particolare riferimento ai c.d. trattamenti invisibili), alla proporzionalità, alla qualità dei dati, alla durata della conservazione, all´accesso e agli altri diritti degli interessati; la ricerca di un´accresciuta effettività della tutela attraverso un controllo indipendente dei trattamenti e la disponibilità di mezzi di ricorso facilmente utilizzabili; il rafforzamento delle garanzie per particolari tipologie di dati (come quelli genetici) o di trattamenti (si pensi alle diverse forme di sorveglianza elettronica).

Per tale via, infatti, si ritiene possibile assicurare universalmente un livello di garanzie adeguato, indipendentemente dal luogo in cui i dati sono trattati e dagli strumenti con i quali tali garanzie sono attuate a livello nazionale e internazionale.
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Il recepimento delle direttive comunitarie


84. LE DIRETTIVE SULLA PROTEZIONE DEI DATI, IL COMMERCIO ELETTRONICO E LA FIRMA ELETTRONICA
L´armonizzazione delle regole in materia di tutela delle persone riguardo al trattamento dei dati personali è stata raggiunta nell´Unione europea con l´adozione e la successiva entrata in vigore della direttiva 95/46/CE. I principi in essa contenuti, ispirati al rispetto ed alla pratica applicazione dell´articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell´uomo che, appunto, individua tra i diritti fondamentali quello alla riservatezza, sono poi stati estesi e specificati, con gli adattamenti resisi necessari, ad uno dei settori su cui maggiormente la rapida evoluzione della tecnica si coniuga con un parallelo se non addirittura esponenziale aumento dei rischi di violazione della privacy, quello delle telecomunicazioni, con la direttiva 97/66/CE.

Come già indicato nelle precedenti relazioni, l´Italia ha recepito molti aspetti della direttiva generale in materia di protezione dei dati con la legge n. 675 del 1996, mentre il decreto legislativo n. 171 del 1998 ha dato attuazione alla direttiva in materia di telecomunicazioni.

La trasposizione delle due direttive nel diritto interno degli Stati membri non è però, ad oltre due anni e mezzo dalla scadenza del termine fissato, stata ancora completata. Di seguito si accennerà alle nuove disposizioni introdotte in alcuni Paesi (segnatamente in Danimarca, Olanda ed in Germania riguardo alla direttiva 95/46/CE) e si traccerà un quadro aggiornato dello stato di attuazione delle direttive.

I principi introdotti dalle direttive non sono stati pensati come rivolti solo agli Stati membri. Essi costituiscono parte dell´acquis comunitario e dovranno pertanto essere integrati negli ordinamenti degli Stati candidati all´adesione. Il negoziato in corso per l´allargamento dell´Unione tiene in debita considerazione l´aspetto della protezione dei dati personali e l´Ufficio del Garante è presente alle riunioni di coordinamento che si svolgono periodicamente presso il Ministero degli affari esteri.

L´influenza della legislazione comunitaria in materia spiega anche effetti riguardo agli altri Paesi, come ben mostra l´esperienza del negoziato con gli Stati uniti per il trasferimento dei dati verso quel Paese ed il lungo e complesso lavoro svolto al riguardo dal Gruppo dei garanti dell´articolo 29 della direttiva, sotto la presidenza del Presidente del Garante italiano, prof. Stefano Rodotà.

È utile peraltro menzionare che anche le istituzioni e gli organismi comunitari sono tenuti all´applicazione dei principi delle direttive in materia di protezione dei dati personali, in base al disposto dell´articolo 286 del Trattato di Amsterdam e ad istituire un organo di controllo indipendente sui trattamenti di dati dagli stessi effettuati. Con il regolamento n. 45/2001 del 18 dicembre 2000 sono state dettate le disposizioni atte a costruire il necessario quadro giuridico di riferimento.

Stato di recepimento della direttiva 95/46/CE e della direttiva 97/66/CE (maggio 2001)
(Per una visione sinottica dello stato di recepimento delle due direttive si rimanda alla tabella riassuntiva al termine della presente sezione).

Direttiva 95/46/CE
Nel corso del 2000 due stati dell´Unione europea hanno adottato disposizioni di trasposizione della direttiva generale in materia di protezione dei dati.

La Danimarca ha approvato la legge n. 429 del 31 maggio 2000 (Legge sul trattamento di dati personali), mentre nei Paesi Bassi è stata emanata dal Parlamento la legge 6 giugno 2000 sulla protezione dei dati personali, la cui entrata in vigore è prevista per l´estate del 2001. In entrambi i Paesi esisteva già una legge nazionale in materia di protezione dei dati, antecedente alla direttiva europea, e operavano già autorità nazionali di controllo. I nuovi testi legislativi, recependo i principi comunitari e allineando i poteri delle autorità di controllo a quelli delle autorità degli altri Paesi, si pongono come integralmente sostitutivi dei precedenti.

La legge danese introduce anche alcune disposizioni dettagliate relative soprattutto al trattamento del "numero di registrazione nazionale", ai trattamenti per scopi di marketing o di valutazione della solvibilità (in particolare, le agenzie di credit rating/reporting devono chiedere l´autorizzazione dell´autorità nazionale di controllo prima di dare corso al trattamento).

I principi fondamentali fissati dalla direttiva (pertinenza, non eccedenza, esattezza, rispetto della finalità, correttezza, diritto di accesso e rettifica, informazione, consenso, ecc.) trovano pieno riconoscimento nel testo di legge danese.

L´articolo 2 della legge prescrive che nessuna disposizione può trovare applicazione se risulta in contrasto con l´articolo 10 della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell´uomo e delle libertà fondamentali.

I trattamenti effettuati per scopi esclusivamente di natura giornalistica sono esenti da varie disposizioni tranne quelle relative all´obbligo di adottare idonee misure di sicurezza e al risarcimento dei danni eventualmente causati all´interessato dal trattamento dei suoi dati personali. Sono inoltre esclusi dall´ambito di applicazione della legge i trattamenti effettuati dai servizi di informazione della polizia e della struttura di difesa nazionale.

Per quanto riguarda l´Autorità nazionale di controllo (Datatilsynet), essa si compone, in base alla nuova legge, di un Segretariato che svolge l´ordinaria attività e di un Consiglio che è costituito dal Ministro della giustizia e comprende 7 membri; il presidente del Consiglio deve essere un giudice abilitato allo svolgimento dell´attività giudiziaria.

L´articolo 61 prevede che non sia possibile ricorrere contro le decisioni dell´autorità di controllo dinanzi ad altre autorità amministrative.

La legge approvata dai Paesi Bassi al termine di un lungo iter legislativo prevede, per alcuni settori, l´emanazione di discipline più dettagliate attraverso appositi atti regolamentari (dei quali è prevista l´approvazione entro il 2001). Anch´essa segue nel complesso le disposizioni della direttiva comunitaria, soprattutto per quanto concerne i requisiti attinenti alla qualità dei dati ed alle condizioni per la liceità del trattamento (informativa, consenso, ecc.).

Strutturalmente è interessante rilevare che le circostanze nelle quali il trattamento di dati sensibili è consentito, oltre che in una disposizione generale (articolo 23) modellata sull´articolo 8(2) della direttiva, sono delineate in modo particolareggiato per le singole categorie di dati (relativi alla fede religiosa, alla razza, alle opinioni politiche, all´appartenenza sindacale, allo stato di salute) in rapporto a specifiche finalità e a singole categorie di titolari (articoli 17-22). L´articolo 21, in particolare, reca nel comma 4 il divieto di trattare dati di natura genetica se essi non riguardano direttamente l´interessato presso cui sono stati ottenuti, tranne che prevalga "un importante interesse di natura sanitaria" oppure il trattamento "sia necessario per scopi di ricerca scientifica o di statistica"; in quest´ultimo caso, poi, occorre il consenso espresso dell´interessato, dal quale si può tuttavia prescindere se il suo ottenimento "appare Impossibile" o comporta "uno sforzo proporzionato" (purché siano previste garanzie sufficienti ad assicurare che il trattamento "non incida negativamente" sulla privacy dell´interessato).

In tema di notificazione dei trattamenti, la legge olandese prevede (oltre ai casi di esenzione sostanzialmente analoghi a quelli della legge italiana e di altre leggi nazionali) che essa non debba essere presentata se non si utilizzano strumenti automatizzati, a meno che il trattamento sia, per sua natura, soggetto ad "accertamento preliminare". Quest´ultimo è previsto dalla direttiva comunitaria (art. 20) e riguarda (artt. 31-32) i trattamenti concernenti il "numero personale di identificazione" per scopi diversi da quelli per cui esso è stato istituito, i trattamenti che consistono nella "registrazione di dati sulla base delle proprie osservazioni" effettuata "senza informarne gli interessati", ovvero trattamenti di dati di natura penale per finalità diverse da quelle previste nelle apposite licenze rilasciate alle agenzie investigative e di sicurezza private. In questi casi i titolari devono sempre notificare i trattamenti all´autorità di controllo e attenderne l´autorizzazione prima di procedere all´elaborazione dei dati.

Per quanto concerne i poteri dell´Autorità nazionale di protezione dati (Registratiekamer), va detto che in caso di mancato soddisfacimento da parte del titolare delle richieste di accesso o rettifica o cancellazione, o di mancata ottemperanza all´opposizione al trattamento di dati personali, l´interessato deve rivolgersi al tribunale territorialmente competente anziché all´autorità di controllo – eventualmente chiedendo a quest´ultima di fungere da mediatrice nel contenzioso oppure di esprimere il proprio parere sulla controversia con il titolare (artt. 46-47). L´Autorità può comunque eseguire accertamenti, d´ufficio o su segnalazione degli interessati, rispetto all´applicazione della normativa nazionale sulla protezione dei dati in determinati settori e, se del caso, imporre sanzioni amministrative pecuniarie o di natura restrittiva, nonché, in casi determinati (art. 75), di natura penale. L´Autorità è formata da un presidente e da due componenti, assistiti da un comitato consultivo e da un segretariato; in  questo la struttura organizzativa è rimasta sostanzialmente immutata rispetto a quella prevista dalla legge precedentemente in vigore.

Per quanto riguarda gli altri Paesi dell´Unione europea, fino al maggio 2001 erano quattro (Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo) quelli ove la direttiva non era stata ancora recepita nel diritto nazionale.

In Germania il Bundesrat tedesco ha licenziato da poco in via definitiva (23 maggio 2001) il testo della nuova legge federale che modifica la Legge sulla protezione dati, già approvata dal Bundestag il 7 aprile scorso. La relativa proposta di legge era stata adottata il 14 giugno del 2000 dal Governo federale e successivamente presentata ai due rami del Parlamento.

La legge si applicherà ai soggetti pubblici della Federazione ed a quelli privati, mentre quella attuale regolamenta i trattamenti effettuati dai soggetti pubblici federali e dei Länder (se non esistono norme specifiche in materia nei singoli stati) e dai soggetti privati solo per quanto riguarda i dati contenuti o provenienti da archivi. Il testo consolidato della nuova normativa sarà pubblicato prossimamente sul Bundesgesetzblatt a cura del Ministero dell´interno. Essa introduce, in particolare, la definizione di dati "sensibili" ("categorie particolari di dati personali"), prevede la pseudonimizzazione o anonimizzazione dei dati, regolamenta l´impiego di sistemi di videosorveglianza in ambito pubblico (limitando l´utilizzazione delle immagini registrate agli scopi per cui i singoli dispositivi sono stati installati e prevedendo l´obbligo di informare gli interessati i cui dati siano stati raccolti, oltre all´indicazione dell´esistenza di dispositivi di sorveglianza in funzione), delimita i poteri del Garante federale per la protezione dei dati personali (che è competente a verificare il rispetto della normativa da parte dei soggetti pubblici che trattino dati personali).

A seguito degli emendamenti apportati, viene introdotto l´obbligo di nominare un "incaricato per la protezione dei dati" anche presso i soggetti pubblici – mentre in base alla legge precedente tale obbligo sussisteva soltanto per i trattamenti di dati personali effettuati da soggetti privati. La nuova legge federale ha quindi recepito in pieno l´indicazione della direttiva comunitaria, che non è ancora fatta propria in alcuni Paesi compresa l´Italia. La nuova articolazione legislativa sembra puntare dunque ad una maggiore armonizzazione nella configurazione del regime di protezione dati applicabile a soggetti pubblici e non pubblici.

Va rilevato che al controllo del Garante federale sui trattamenti effettuati dai soggetti pubblici si sottraggono soltanto i trattamenti di dati personali effettuati dalla Deutsche Welle (l´organismo che riunisce le emittenti radiotelevisive pubbliche), presso la quale opera in modo autonomo un incaricato per la protezione dei dati.

La legge prevede, infine, che i trattamenti di dati iniziati prima della data di pubblicazione del testo della novella sulla Gazzetta ufficiale debbano essere resi conformi ad essa entro un termine di tre anni; le disposizioni di legge eventualmente non armonizzate con quelle della direttiva 95/46/CE potranno essere modificate in tal senso entro un termine di cinque anni. Va precisato che in sei Länder sono state adottate nel frattempo leggi sulla protezione dei dati che recepiscono la direttiva, applicabili ai soggetti pubblici di ciascun Land (Brandeburgo, Baden-Württemberg, Baviera, Assia, Renania settentrionale Vestfalia, Schleswig-Holstein).

Negli altri Stati sopra menzionati (Francia, Irlanda, Lussemburgo) esiste già da tempo una legge nazionale applicabile ai trattamenti di dati personali. La Commissione europea ha avviato anche nei loro confronti una procedura di infrazione (gennaio 2000) per mancato recepimento della direttiva comunitaria, e tale procedura è ormai giunta alla terza fase – ossia, la citazione dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee. Di seguito si danno alcuni cenni sullo stato di avanzamento dell´iter legislativo nei Paesi in oggetto.

In Francia il Governo ha sottoposto nel mese di luglio 2000 un progetto preliminare di legge al parere dell´autorità nazionale di controllo (CNIL) che si è pronunciata; l´iter parlamentare per giungere alla promulgazione di una nuova legge (sostitutiva di quella attualmente in vigore, che risale al 1978) non si preannuncia breve;

In Irlanda il Governo deve approvare il progetto di legge in materia, che sarà successivamente presentato in Parlamento;

In Lussemburgo il testo della nuova Legge sulla protezione dei dati è stato presentato in Parlamento all´inizio del mese di ottobre 2000 e l´iter parlamentare è in corso.

Da segnalare infine l´approvazione della nuova legge islandese, sostitutiva della precedente e di una disciplina settoriale in Svezia per quanto riguarda i luoghi di lavoro. La Grecia ha emendato da ultimo l´articolo 9 della Costituzione in riferimento alla tutela della privacy, mentre in Belgio sono state adottate disposizioni che recepiscono la direttiva comunitaria con effetto dal 1° settembre 2001.

Direttiva 97/66/CE
Lo stato di recepimento della direttiva specifica in materia di privacy e telecomunicazioni presenta una sostanziale novità rispetto all´anno precedente, ossia l´approvazione in Grecia della legge n. 2774 del 22 marzo 2000 sulla protezione dei dati nel settore delle telecomunicazioni, che attua la direttiva nel diritto nazionale. La vigilanza sull´applicazione di tale normativa è affidata congiuntamente all´ente greco per le telecomunicazioni (EETT) e all´autorità nazionale per la protezione dei dati.

Sono quindi due, attualmente, gli Stati membri dell´Unione europea in cui la direttiva non è stata ancora trasposta: Irlanda e Lussemburgo.

In Irlanda un progetto di legge è in via di definizione e dovrà essere approvato dal Ministro per le pubbliche imprese. In base alla normativa attualmente vigente, gli abbonati hanno già il diritto di ricevere fatturazioni non dettagliate, mentre alcuni dei requisiti fissati dalla direttiva (come l´identificazione della linea chiamante) sono già offerti da singoli gestori.

In Lussemburgo il Governo risulta aver messo a punto sinora soltanto il disegno di legge per recepire la direttiva 95/46 (v. sopra). Sono numerosi i problemi esistenti in Lussemburgo rispetto alla tutela della privacy nelle telecomunicazioni; si ricorda, in particolare, l´obbligo per i gestori di conservare i dati di traffico.

In diversi altri Paesi membri dell´UE il 2000 ha visto l´emanazione di disposizioni normative che hanno integrato le disposizioni di trasposizione della direttiva per le parti che (come già segnalato nella precedente Relazione) presentavano alcune lacune.

La Danimarca, in particolare, ha approvato la Legge n. 418 sulla concorrenza e le condizioni per il consumatore nel settore del marketing a distanza (31 maggio 2000), che ha modificato la legge generale sul marketing recependo l´articolo 12 della direttiva (chiamate indesiderate). È stata inoltre emanata una disciplina secondaria (due ordinanze, n. 569/2000 sulla fornitura di reti di telecomunicazione e servizi di telecomunicazione, e n. 665/2000 sulle basi di dati numerici) che prevedono l´obbligo per i fornitori di servizi di telecomunicazioni pubblici di adottare misure adeguate per garantire la sicurezza dei servizi. I dati di traffico devono essere cancellati o resi anonimi al termine di ciascuna chiamata, tranne per quanto riguarda dati specifici ai fini della fatturazione e dei pagamenti in caso di interconnessione (questi dati possono essere conservati e trattati fino al termine del periodo durante il quale "può essere legalmente contestata la fattura o preteso il pagamento": art. 6 direttiva).

In Germania la direttiva era già stata recepita attraverso la legge sulle telecomunicazioni (Telekommunikationsgesetz, TKG del 25 luglio 1996) e l´ordinanza sulla protezione dei dati per i servizi di telecomunicazione (TDSV, del 12 luglio 1996). Quest´ultima è stata però abrogata e sostituita nella sua interezza da una nuova ordinanza (Telekommunikations-Datenschutzverordnung) del 18 dicembre 2000, che ha recepito anche le indicazioni della direttiva in materia di identificazione della linea chiamante (un punto rimasto in sospeso nella precedente normativa). In particolare, la nuova ordinanza prevede la possibilità per l´utente chiamato di rifiutare, gratuitamente, le chiamate provenienti da utenti che hanno eliminato la presentazione dell´identificativo della linea chiamante e di ottenere a sua volta l´eliminazione di quest´ultimo senza costi aggiuntivi. I dati relativi al traffico possono essere conservati per un massimo di sei mesi dopo il termine della comunicazione (contro gli ottanta giorni della precedente ordinanza), esclusivamente per verificare la correttezza degli importi fatturati; per il resto, essi devono essere cancellati non oltre il giorno successivo al termine della connessione.

In altri Stati membri, nonostante il recepimento della direttiva, la Commissione ha ritenuto non sufficiente o non corrispondente il livello di attuazione dei principi ed ha avviato procedimenti di infrazione.

I Paesi interessati sono l´Italia, il Belgio, il Lussemburgo ed il Regno Unito.

Nel caso dell´Italia, gli appunti mossi dalla Commissione con una lettera dell´ottobre 2000 riguardavano tuttavia due sole disposizioni non direttamente attinenti alla protezione dei dati, ovvero l´articolo 8(6) –informazione adeguata degli utenti sulle possibili modalità di gestione della CLI (calling line identification, l´identificazione della linea chiamante) – e l´articolo 9(1), lett. b) – possibilità di annullare la soppressione della CLI per i servizi che trattano chiamate di emergenza (compresi forze di polizia e servizi di ambulanza). La Commissione ha infatti ritenuto che le disposizioni contenute in merito nel decreto legislativo 171/98 non siano sufficienti a garantire il pieno recepimento delle due nome nel diritto italiano. Il Ministero delle comunicazioni e l´Ufficio del Garante sono stati richiesti di indicare soluzioni in proposito.

Va in conclusione rilevato che l´analisi complessiva riferita al settore delle TLC deve tenere conto degli sviluppi nel frattempo intercorsi a livello comunitario proprio in questi settori, e in modo particolare nella definizione da parte della Commissione europea di un quadro organico di riforma del settore delle comunicazioni elettroniche comprendente, fra l´altro, una proposta di direttiva che intende sostituire la direttiva 97/66.

Direttive sul commercio elettronico e sulla firma elettronica
La direttiva n. 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell´informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno (direttiva sul commercio elettronico), è stata adottata l´8 giugno 2000 al termine di un lungo e difficile negoziato, condotto anche con la partecipazione dell´Ufficio del Garante per gli aspetti più specificamente legati al rispetto dei diritti della persona riguardo al trattamento dei dati.

Come già ampiamente esposto nella precedente Relazione, finalità della direttiva era soprattutto quella di consentire lo sviluppo del commercio elettronico garantendo, attraverso la previsione di una cornice di regole armonizzate, che le attività legate alla Società dell´informazione possano svolgersi nel rispetto di principi comuni e condivisi, in modo da creare il necessario ed essenziale rapporto di fiducia rispetto agli utenti (consumatori e contraenti).

Un tassello fondamentale per l´instaurazione di un clima di fiducia rispetto alle transazioni in rete è, sicuramente, rappresentato da un livello elevato di tutela della riservatezza. Ed è proprio a tal fine che, grazie anche all´intervento nei lavori dell´Ufficio del Garante, si è riusciti ad evitare che si introducessero in questa direttiva principi e previsioni non in linea con le disposizioni dettate a tutela delle persone in relazione al trattamento di dati personali dalle direttive 95/46/CE e 97/66/CE.

Come ben evidenziato nel considerando 14 della direttiva "la protezione dei dati relativamente al trattamento dei dati personali è disciplinata unicamente dalla direttiva 95/46/CE ….e dalla direttiva 97/66/CE….che sono integralmente applicabili ai servizi della società dell´informazione. Dette direttive già istituiscono un quadro giuridico comunitario nel campo della protezione dei dati personali…". Di conseguenza ed a causa di ciò, le "questioni relative ai servizi della società dell´informazione oggetto delle direttive 95/46/CE e 97/66/CE" sono escluse dal campo di applicazione della direttiva sul commercio elettronico, come recita l´articolo 1, comma 5, lettera b).

Ciò nonostante sono presenti nella direttiva rischi di sovrapposizione e/o conflitto con taluni principi, ad esempio in relazione all´articolo 7 (comunicazione commerciale non sollecitata) ed agli articoli 12 a 14 che disciplinano la responsabilità dei prestatori intermediari rispetto al "trasporto", alla "memorizzazione temporanea" e all´"hosting" di informazioni, qualora queste contengano o attengano a dati personali.

Gli aspetti ora richiamati assumono grande interesse e richiedono ulteriore attenzione anche a causa delle proposte formulate dalla Commissione per definire il nuovo quadro delle comunicazioni elettroniche, inclusi i riflessi sulla vita privata.

Sarà pertanto cura dell´Autorità partecipare alla predisposizione del decreto attuativo della direttiva, previsto in allegato dalla legge comunitaria per il 2001.

La direttiva relativa ad un quadro comune sulle firme elettroniche, adottata il 13 dicembre 1999 (1999/ 93/CE), dovrà essere trasposta negli ordinamenti nazionali dei Paesi U.E. entro il 19 luglio 2001. La previsione dell´emanazione di un decreto attuativo è contenuta nella legge comunitaria per il 2000 (Legge 29 dicembre 2000, n. 422) entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge stessa (gennaio 2002).

La direttiva, come già evidenziato nelle precedenti relazioni, è finalizzata ad introdurre una cornice di regole armonizzate tra i paesi membri delle Comunità europee per l´utilizzo delle firme elettroniche e, quindi, a favorire lo sviluppo del commercio elettronico.

Pur riferendosi prioritariamente all´adozione di strumenti utili al settore privato, la direttiva prende in considerazione anche l´uso delle firme elettroniche nei rapporti con il settore pubblico e la pubblica amministrazione, a fini di semplificazione. Essa detta quindi regole per garantire il riconoscimento giuridico delle firme elettroniche ed evitare qualsiasi forma di discriminazione di queste, consentendo, in presenza di precisi requisiti di sicurezza, che le firme elettroniche possano avere valore di prova delle transazioni ed essere considerate pienamente equivalenti alle firme apposte manualmente.

Durante la discussione, la delegazione italiana di cui faceva parte l´Ufficio del Garante, ha lungamente insistito per far introdurre nel testo principi di rigore riguardo alla fissazione dei requisiti necessari per identificare una firma elettronica e prevedere specifiche garanzie e sistemi di verifica nei casi in cui sulla stessa si volesse fondare una presunzione di equivalenza con le firme manoscritte.

Di particolare importanza per il Garante gli articoli 6 (relativo alla definizione delle responsabilità), l´articolo 7 che disciplina gli aspetti internazionali (equivalenza dei certificati rilasciati da prestatori di servizi di certificazione stabiliti in Paesi terzi) e l´articolo 8 (relativo alla protezione dei dati personali, incluso l´uso dello pseudonimo).

Anche in questo caso sarà cura dell´Autorità formulare tutti i contributi necessari alla predisposizione del decreto legislativo di attuazione.
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La modifica della direttiva sulla privacy nelle telecomunicazioni e la convenzione cybercrime


85. LE PROSPETTIVE PER I DIRITTI DEGLI INTERESSATI
Come richiamato in precedenza, l´analisi complessiva riferita al settore delle telecomunicazioni deve tenere conto degli sviluppi intercorsi nel settore a livello comunitario.

A seguito del riesame effettuato nel corso del 1999 del quadro normativo dei servizi di comunicazione elettronica, la Commissione europea ha predisposto sei proposte intese a ridisegnare la nuova disciplina delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica.

Le proposte, presentate il 12 luglio 2000 al Consiglio ed al Parlamento, comprendono: una direttiva-quadro che istituisce un quadro normativo comune per le reti e i servizi di comunicazione elettronica; una direttiva relativa all´autorizzazione per le reti e i servizi, che armonizza le norme esistenti per la loro fornitura; una direttiva relativa all´accesso alle reti ed alla interconnessione; una direttiva relativa al servizio universale ed ai diritti degli utenti in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica; una direttiva relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche; un regolamento sull´accesso disaggregato al circuito di utente (local loop).

Scopo del complessivo intervento è quello di emanare regole neutrali rispetto alla tecnologia, garantendo che i servizi vengano disciplinati secondo modalità equivalenti, indipendentemente, quindi, dai mezzi e dalle modalità con cui sono prestati.

La revisione della direttiva 97/66/CE in questo quadro doveva, a parere della Commissione, essere limitato a poche modifiche, consistenti per lo più nell´adeguamento della terminologia. Gli unici interventi di merito inizialmente previsti, fermo restando il principio del rispetto del livello di tutela garantito a livello europeo nel campo della tutela dei dati personali, riguardavano: definizioni (art. 2); dati relativi al traffico e alla fatturazione (art. 6); dati relativi all´ubicazione (art. 9); elenchi degli abbonati (art. 12); comunicazioni indesiderate (art. 13).

Per quanto riguarda le definizioni, oltre al riferimento a quelle, generali, contenute nella direttiva che istituisce un quadro normativo comune per le reti e i servizi di comunicazione elettronica nonché nella direttiva 95/46/CE; la proposta prevede un´apposita disciplina per alcune ipotesi in cui si è ritenuto necessario chiarire i concetti utilizzati nel testo. Sono state, ad esempio, introdotte le definizioni di dati di traffico, di dati di localizzazione, di comunicazione e di chiamata (che resta per quanto si riferisce agli ordinari e tradizionali sistemi di telefonia vocale), di servizi a valore aggiunto e di posta elettronica.

La proposta di direttiva mantiene fermi i principi-cardine dell´obbligo di provvedere alla sicurezza della rete per i fornitori, della riservatezza delle comunicazioni (art. 5) e del divieto dell´uso dei dati di traffico, con conseguente necessità di cancellare o rendere anonimi dati relativi ad una comunicazione all´atto del completamento della stessa, fatte salve le eccezioni individuate dall´articolo 6.

L´articolo 9 contiene una nuova previsione che, tenendo conto della possibilità di fornire servizi a valore aggiunto basati sulla localizzazione degli utenti mobili, introduce misure di protezione della vita privata degli utenti e degli abbonati che richiedano la fornitura di tali servizi.

La proposta contiene novità anche riguardo agli elenchi degli abbonati, per i quali prevede che sia lasciata al singolo abbonato la scelta del se comparire o meno negli elenchi e, in caso affermativo, di decidere quali dati debbano figurare, previa in ogni caso un´ampia ed esaustiva informazione delle finalità perseguite e dei possibili usi e la possibilità di ritiro del consenso prestato e le comunicazioni indesiderate, per le quali vige lo stesso principio del consenso preliminare. Da notare che il testo proposto include la posta elettronica e gli sms.

Come vedremo al paragrafo 87 il Gruppo per la tutela delle persone con riguardo al trattamento dei dati personali ha dedicato una considerevole parte delle attività svolte nel corso dell´anno 2000 all´analisi degli aspetti salienti per la tutela delle persone in relazione alla revisione del quadro giuridico delle telecomunicazioni (parere 2/2000) ed in particolare, alla proposta di direttiva, sia per condividere le scelte effettuate in ordine all´uso degli elenchi pubblici per i servizi di ricerca derivata (parere 5/2000), sia per sottolineare alcuni rischi e lacune del provvedimento (parere 7/2000). Un ampio lavoro è stato svolto da un gruppo specializzato, la Internet task force, per individuare gli aspetti tecnici necessari per garantire la protezione dei dati on-line; in questo studio si prendono in esame, anche criticamente, le scelte operate dalla Commissione nella proposta di direttiva. La scelta di ampliare il campo di applicazione rispetto alla vigente direttiva 97/66/CE, infatti, se da un lato certamente risponde alle esigenze di una realtà in rapida e continua evoluzione, dall´altro esige che il livello di tutela garantito ai singoli non sia attenuato. Questo implica un´attenta lettura delle disposizioni e dei principi della direttiva 97/66/CE proprio per verificare se essi mantengono o meno intatta la loro validità.

La discussione della direttiva è iniziata nell´aprile 2001, subito dopo che il Consiglio dei ministri telecomunicazioni aveva raggiunto un accordo politico sul testo delle tre direttive "centrali" (la direttiva quadro sui servizi e reti di comunicazione elettronica e le direttive su accesso ed interconnessione e sull´autorizzazione delle reti e dei servizi).

Nel gruppo di lavoro, in cui l´Ufficio del Garante era presente come delegazione italiana, è stato possibile superare difficoltà e preoccupazioni di talune delegazioni, in particolare rispetto: a) alla scelta di lasciare liberi gli abbonati se comparire o meno (e se sì con quali dati) negli elenchi elettronici o cartacei; b) all´inserimento della posta elettronica e degli sms nel generale divieto di invio di comunicazioni indesiderate (che ha richiesto un apposito considerando per evitare sovrapposizioni e conflitti con la previsione dell´articolo 7 della direttiva sul commercio elettronico); c) sugli aspetti legati alle definizioni dei dati di traffico e di localizzazione.

Perplessità e difficoltà non ancora superate si sono invece riscontrate in relazione ad una forte spinta veicolata da non sufficientemente specificate "esigenze della giustizia e delle forze dell´ordine" tese ad introdurre nel testo elementi di indebolimento dei diritti. In particolare tentativi sono stati rivolti ad attenuare sia il principio della riservatezza delle comunicazioni (articolo 5), attraverso l´introduzione di ulteriori fattispecie derogatorie, sia del divieto della conservazione dei dati di traffico, previsto all´articolo 6, attraverso l´eliminazione dello stesso principio che prescrive la cancellazione o l´anonimizzazione dei dati al termine della comunicazione, fatte salve ipotesi espressamente disciplinate.

La proposta è stata anche esaminata nel Consiglio dei ministri delle telecomunicazioni nella riunione del 27 giugno 2001.

Poiché lo sviluppo e la rapida trasformazione che coinvolge in particolare l´Europa verso la "Società dell´informazione" raggiungono e toccano ogni aspetto della vita umana, inclusi lavoro, educazione, formazione, tempo libero, la Commissione, come si è ricordato, ha lanciato nel dicembre 1999 un´iniziativa, denominata "eEurope" per fare in modo che il continente europeo possa pienamente trarre i benefici derivanti dalle tecnologie digitali. Questo progetto, adottato dal Consiglio europeo di Feira, prevede una serie di azioni che coprono il periodo fino alla fine del 2002. Nel piano di azione grande attenzione è rivolta alla sicurezza delle reti ed alla lotta contro la criminalità informatica (cybercrime).

Esso tende a individuare le modalità e i mezzi per lottare al fine di prevenire lo sviluppo di attività criminali, che possono assumere le forme più varie ed avere una valenza offensiva non riconducibile ai confini nazionali. Il Consiglio d´Europa ha da tempo intrapreso l´elaborazione di una Convenzione contro la criminalità informatica. Sul progetto di testo il Consiglio dell´Unione ha adottato una posizione comune e diversi strumenti singoli volti a comporre una strategia più generale. Recentemente, il Gruppo dei garanti dell´articolo 29 della direttiva, ha adottato il parere 4/2001 relativo al citato progetto di Convenzione.

Nella Comunicazione del 26 gennaio 2001, intitolata alla "creazione di una società dell´informazione più sicura attraverso il miglioramento della sicurezza delle infrastrutture e la lotta alla criminalità legata all´uso del computer", la Commissione europea, svolta un´accurata indagine sui temi di maggior criticità, propone diverse misure. Per il breve periodo, l´adozione di norme armonizzate per combattere la pornografia infantile e lo sfruttamento sessuale dei bambini. Nel medio periodo, invece, la presentazione di altre iniziative di armonizzazione per migliorare le risposte in relazione ai crimini tecnologici (hacking ed altri) e ad azioni contro il razzismo e la xenofobia, oltre alla proposta di applicare il principio di mutuo riconoscimento alle ordinanze emesse dai giudici in relazione ad indagini associate alla criminalità informatica che coinvolgano più di uno Stato membro.

Da notare che un aspetto cruciale della comunicazione è relativo alla conservazione dei dati. La Commissione propone che la necessità di adottare misure sul tema, in particolare di natura legislativa, sia verificata in prosieguo dalla stessa Commissione in base ai risultati di consultazioni. A tal fine ipotizza un forum di discussione per le forze di polizia, la magistratura, gli operatori Internet e quelli delle telecomunicazioni, le organizzazioni di tutela dei diritti civili, i rappresentanti dei consumatori e le autorità di protezione dei dati, nella convinzione, condivisa, che qualunque tipo di soluzione sia fondata su solide basi (normative), oltre che proporzionata e bilanciata rispetto alle diverse esigenze rappresentate.
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Altre novità nel diritto comunitario e nel settore giustizia-afffari interni


86. PROFILI GENERALI
Il gruppo di lavoro protezione dei dati del Consiglio dell´Unione ha completato la discussione in relazione alla proposta di regolamento del Parlamento e del Consiglio relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale da parte delle istituzioni e degli organi della Comunità europea.

La proposta, presentata dalla Commissione nel settembre 1999, era intesa a dare attuazione al dettato dell´art. 286 del Trattato di Amsterdam e, pertanto, ad introdurre all´interno delle istituzioni e degli organismi comunitari un livello di tutela dei dati personali corrispondente a quello assicurato in ciascuno degli Stati membri con la trasposizione delle direttive comunitarie 95/46/CE e 97/66/CE, conferendo alla nuova autorità di controllo indipendente il compito di sorvegliare i trattamenti effettuati da queste.

L´Ufficio del Garante ha preso parte attiva ai lavori del gruppo ed al complessivo iter che ha portato all´adozione il 18 dicembre 2000 del provvedimento, divenuto poi il regolamento 45/2001 riportato nella documentazione allegata alla presente Relazione.

I principi di protezione dei dati contenuti nella proposta di regolamento sono basati sulle norme comunitarie esistenti e li integrano dettando specifiche disposizioni laddove la direttiva-quadro 95/46/CE lasci margini attuativi agli Stati.

Oltre alle regole generali che riguardano l´oggetto, le definizioni e il campo di applicazione – limitato alle attività che rientrano in tutto o in parte nell´ambito riservato al diritto comunitario – il regolamento riprende i principi della direttiva in materia di qualità e di legittimazione al trattamento, includendo disposizioni specifiche e dettagliate sul cambiamento di finalità e sul loro trasferimento. I principi sono disciplinati in tre distinti articoli, a seconda che il trattamento avvenga all´interno delle istituzioni ed organismi comunitari, verso destinatari soggetti o non soggetti alla direttiva 95/46/CE.

Particolare attenzione è prestata alle condizioni che legittimano il trattamento dei dati sensibili (articolo 10), all´informazione e ai diritti dell´interessato (di accesso, rettifica, blocco, cancellazione), comprensivi della notifica a terzi degli interventi effettuati a seguito dell´esercizio del diritto di accesso.

Si prevede inoltre l´istituzione della figura del responsabile della protezione dati all´interno di ogni istituzione ed organismo comunitario e la specificazione dei suoi compiti e diritti (articoli 24-26); si disciplinano poi le ipotesi in cui è necessario il preventivo avviso del "Garante europeo" rispetto a trattamenti di dati personali che possono comportare rischi.

Un capo apposito, il IV, è dedicato alla protezione dei dati personali e alla tutela della riservatezza nell´ambito delle reti interne di telecomunicazione, ed è ispirato in larga misura ai principi dettati dalla direttiva 97/66/CE.

L´ultimo capo prevede l´istituzione dell´autorità di controllo indipendente, denominata Garante europeo della protezione dei dati: si tratta di un organismo importante, che si colloca a fianco degli organismi comunitari esistenti, con requisiti di indipendenza marcati, sia nelle procedure di scelta, sia nei poteri conferiti ed infine nella attribuzione di ampia autonomia finanziaria ed amministrativa, con la previsione di una linea di bilancio dedicata e di una struttura amministrativa collocata alle sue dipendenze.

Il Garante europeo, che dovrà essere nominato di comune accordo dal Parlamento europeo e dal Consiglio in base ad una lista predisposta dalla Commissione a seguito di un bando pubblico a presentare le candidature, resterà in carica cinque anni, con mandato rinnovabile, e sarà affiancato da un Garante aggiunto, scelto con la medesima procedura e per la stessa durata.

All´Autorità compete sovrintendere al rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone fisiche, in particolare tutelando il diritto alla vita privata nei riguardi dei trattamenti di dati personali effettuati da istituzioni ed organismi comunitari, sorvegliando ed assicurando l´applicazione del regolamento e delle direttive comunitarie in materia, anche attraverso pareri ed indirizzi da rivolgere agli stessi organismi ed istituzioni.

Il Garante europeo della protezione dei dati collabora con le autorità nazionali di controllo in materia di protezione dei dati e con le autorità comuni di controllo istituite da convenzioni internazionali stipulate in base al titolo VI del Trattato (cooperazione in materia di affari interni e giustizia). Partecipa inoltre alle attività del Gruppo per la tutela delle persone istituito dall´articolo 29 della direttiva 95/46/CE.

Tra le funzioni più rilevanti a lui attribuite vi sono la possibilità di trattare reclami ed adottare decisioni (anche svolgendo indagini di propria iniziativa), di sorvegliare l´evoluzione delle tecnologie (in particolare dell´informazione e della comunicazione, per gli aspetti di interesse della protezione dei dati personali), di consigliare istituzioni ed organismi comunitari, di emettere provvedimenti ritenuti necessari al titolare e responsabile del trattamento; di accedere ai locali ove si svolgono i trattamenti se necessario per l´espletamento dei suoi compiti; di adire la Corte di giustizia e di intervenire nelle cause avanti a tale organo nel caso in cui le norme non prevedano la prima possibilità.

Il regolamento è entrato in vigore nel gennaio 2001 e la procedura per la nomina del Garante europeo e del garante aggiunto dovrebbe aver luogo nel breve periodo.

Per quanto concerne il settore giustizia-affari interni, per la parte seguita dal Garante, è opportuno segnalare che il gruppo "Sistemi di informazione e protezione dei dati" ha completato i lavori di predisposizione di una proposta di decisione per la costituzione di un segretariato comune, per fornire supporto alle autorità di controllo già previste ed istituite dalle convenzioni Schengen, Europol e Sistema doganale. La creazione di una struttura di tal genere era in particolare caldeggiata dall´Autorità Schengen, la quale, a seguito dell´incorporazione, con l´entrata in vigore del trattato di Amsterdam, delle strutture Schengen in quelle del Consiglio dell´Unione europea, era rimasta senza segretariato e con seri problemi di bilancio e di partecipazioni alle riunioni.

Questa struttura, collocata presso il Consiglio anche se in forma tale da garantire la sua autonomia, è ora costituita dal segretario protezione dati, nominato a seguito di una procedura di selezione aperta e dal personale assegnatogli per l´espletamento dei compiti previsti dai regolamenti interni di ciascuna delle autorità comuni. Per quanto attiene al supporto amministrativo, consistente in uffici e materiale necessario, incluse le sale riunioni ed il servizio di interpretazione, spetta al Consiglio assicurarle; al Consiglio sono imputate pure le spese amministrative generali.

La proposta è stata approvata dal Consiglio dei Ministri della giustizia e affari interni nella seduta del 17 ottobre. La decisione è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. L´operatività della decisione è fissata al 1° settembre 2001.

La concreta entrata in funzione del segretariato comune chiarirà se, come temuto da alcune delegazioni, il legame di dipendenza che viene a crearsi con il Consiglio su elementi fondanti dell´indipendenza quali la provvista di uomini, supporti strumentali e mezzi economici, sia tale da incidere sul necessario carattere di indipendenza ed autonomia delle autorità di controllo.

Come ricordato nelle precedenti relazioni, l´attività e la ricostituzione del gruppo di lavoro era scaturita da una richiesta formulata dall´Italia di avviare una riflessione sui numerosi strumenti elaborati od in corso di elaborazione nell´ambito del c.d. "terzo pilastro" del Trattato di Maastricht che istituiscono sistemi automatizzati di elaborazione e di scambi di dati con mezzi automatizzati e cartacei, onde poter valutare successivamente la congruità dell´approccio seguito nel regolare il rapporto tra la protezione dei dati e le diverse forme di cooperazione ed assistenza per esigenze di giustizia e di polizia, e formulare eventualmente nuove modalità operative.

Ciò per tener conto dell´esperienza ed evitare nei lavori successivi:

  • un obiettivo sovraccarico dell´attività dei gruppi di lavoro incaricati in seno al Consiglio dell´Unione di portare avanti la cooperazione nelle materie contemplate dall´art. K1 del Trattato, considerata anche la particolarità e la tecnicità delle disposizioni attinenti alla protezione dei dati e alle connesse garanzie per le persone interessate;
  • la previsione di modalità differenziate per lo scambio dei dati e per l´esercizio nei diversi Paesi dei diritti di accesso, rettifica, cancellazione, ecc. previsti in materia di protezione dei dati;
  • il rischio di disarmonie e/o disparità di trattamento rispetto a situazioni pure omogenee;
  • una duplicazione di mezzi e di fondi soprattutto per quel che riguarda il funzionamento delle strutture di supporto delle diverse autorità comuni di controllo.

Nei successivi lavori si è mostrata una sicura preferenza per un approccio pragmatico ai temi proposti attribuendo priorità all´ultimo dei punti appena evidenziati, vale a dire la razionalizzazione delle strutture di supporto delle autorità comuni di controllo, soddisfatta con la ricordata decisione del 17 ottobre 2000.

Non altrettanta attenzione e volontà è stata posta riguardo al tema della definizione dei principi e si è tentato di riprendere l´argomento solo con la presidenza portoghese. Da questa è stato infatti presentato un documento recante "principi generali concernenti la protezione dei dati nel terzo pilastro", documento che costituisce il frutto della riflessione sui principi comuni già esistenti in materia di protezione dei dati in quanto derivanti dalla Convenzione n. 108 del Consiglio d´Europa e dalla direttiva 95/46/CE e di quelli in applicazione nel terzo pilastro (come ad esempio la Raccomandazione 87(15) del Consiglio d´Europa sui trattamenti effettuati nel settore della polizia).

Anche in questo caso si è proceduto con varie difficoltà. Da parte della delegazione italiana, che includeva l´Ufficio del Garante, si è dichiarata una disponibilità a contribuire all´elaborazione del citato documento sull´elaborazione dei principi, pur preferendo che questa fosse preceduta da una adeguata ricognizione delle norme e delle prassi, sia a livello nazionale, sia di accordi bi-multilaterali definiti dai Paesi membri.

La richiesta italiana muoveva dalla necessità di verificare attentamente i singoli aspetti della cooperazione tra le forze di polizia, tra queste e la magistratura, nonchè l´impatto che le norme in materia di protezione dei dati avevano avuto ed hanno sulle attività da esse svolte.

La profonda convinzione che l´introduzione di norme specifiche in materia di protezione dei dati non costituisce un vulnus dell´attività di inquirenti e polizia nella prevenzione e repressione dei reati, ma, anzi, ne consentono una maggiore incisività e trasparenza, ha determinato il Garante a curare nell´ambito del programma Falcone, un progetto denominato "Lotta alla criminalità organizzata e protezione dei dati", del quale si tratterà più ampiamente nel prosieguo.

Il gruppo, dopo aver ritenuto che l´iniziale mandato fosse troppo vago, ha ricevuto dal Co.re.per. un nuovo mandato per redigere un "progetto di risoluzione sulle norme relative alla protezione dei dati personali contenute negli strumenti del terzo pilastro dell´Unione europea".

Il progetto di risoluzione (si tratta di un atto non vincolante) si applicherebbe a tutti gli strumenti adottati, dopo la sua entrata in vigore, in base alle procedure del titolo VI del trattato, concernenti la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale.

Ciascuno di questi strumenti dovrebbe poi precisare quali principi individuati negli articoli successivi siano da prevedere nello strumento in questione e per quali tipi di trattamenti. Negli stessi strumenti possono essere fissate deroghe ed eccezioni ai principi ritenuti applicabili (elencati al titolo II) che si rendono necessarie tenendo conto dell´oggetto o delle specificità dello strumento. Il titolo III, unico articolo, prevede che il rispetto dei principi relativi alla protezione dei dati personali sia sorvegliato da una o più autorità di controllo indipendenti.
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La cooperazione tra autorità garanti in Europa


87. IL GRUPPO PER LA TUTELA DELLE PERSONE CON RIGUARDO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI
Gli aspetti relativi alla tutela dei dati personali sono affrontati, come già indicato nella precedente relazione, dal "Gruppo per la tutela delle persone con riguardo al trattamento dei dati personali" (organismo a carattere consultivo ed indipendente composto dai rappresentanti delle autorità di controllo nazionali, istituito dall´art. 29 della direttiva) e da un Comitato (previsto dall´art. 31 della stessa, che assiste la Commissione ed esprime il suo parere su progetti sottoposti dalla Commissione).

Nel corso dell´anno il Gruppo dei Garanti, presieduto dal prof. Stefano Rodotà, ha proseguito anzitutto i suoi interventi rispetto alla valutazione e delimitazione delle condizioni necessarie per giungere ad un´ipotesi di soluzione del negoziato con gli Stati Uniti e per definire le modalità attraverso le quali può essere consentito un trasferimento di dati personali verso o da quel Paese.

Il negoziato è stato assai intenso. Il testo finale dell´Accordo non recepisce tutte le indicazioni formulate dal Gruppo in diversi pareri, ma è comunque sensibilmente più attento ai diritti delle persone rispetto alle versioni originariamente discusse.

Oltre al negoziato con gli Stati Uniti, il Gruppo dei Garanti ha espresso propri pareri anche in ordine al progetto di decisione della Commissione sulle clausole contrattuali ai fini del trasferimento dei dati verso Paesi terzi (Parere 1/2001 del 26 gennaio 2001 WP 38), alla legge canadese in materia di informazioni personali e documenti elettronici (Parere 2/2001 del 26 gennaio 2001 WP 39) ed al livello di adeguatezza della legge australiana in materia di privacy, dettata per il settore privato (Parere 3/2001 del 26 gennaio 2001 WP 40).

Il Gruppo ha inoltre largamente concentrato i suoi lavori sulle sfide delle nuove tecnologie, in relazione alle quali è intervenuto adottando i pareri ricordati sopra al paragrafo 79.

È inoltre intervenuto, tra l´altro, su:

alcuni aspetti del commercio elettronico relativi alla protezione dei dati personali (Parere 1/2000 doc. WP 28 adottato il 3 febbraio 2000);

problema del genoma (Parere 6/2000 doc. WP 34 adottato il 13 luglio 2000);

attuazione della direttiva 95/46/CE (Raccomandazione 1/2000 doc. WP 30 adottata il 3 febbraio 2000);

progetto di Convenzione del Consiglio d´Europa sulla criminalità informatica (Parere 4/2001 WP 41 adottato il 22 marzo 2001);

individuazione di alcuni requisiti minimi per la raccolta on line di dati personali nell´Unione europea (Raccomandazione 2/2001 doc. WP 43 adottata il 17 maggio 2001).

I documenti si trovano in allegato alla presente Relazione.

Da ultimo, il Gruppo ha approvato importanti documenti sulla protezione dei dati nel rapporto di lavoro e sul panel incaricato di seguire i casi applicativi del Safe Harbor. Ha costituito poi un gruppo di lavoro sull´uso delle tecnologie a fini di controllo sui luoghi di lavoro. Specifiche iniziative sono in atto per valorizzare gli atti adottati via Internet e attraverso pubblicazioni.


88. LA PARTECIPAZIONE AD ALTRI COMITATI E GRUPPI DI LAVORO

Il Garante, anche attraverso la partecipazione di funzionari dell´Ufficio, ha seguito attivamente ed attentamente gli sviluppi di alcune iniziative settoriali consistenti sia in gruppi di lavoro specifici costituiti in seno al Gruppo dell´articolo 29, sia scaturite da esigenze manifestatesi nel corso delle conferenze annuali dei Garanti europei.

Sotto il primo profilo, merita menzione il lavoro svolto presso la Internet Task Force, per brevità "ITF", nata nel 1999 con l´obiettivo di fornire un supporto conoscitivo integrato e sistematico alle attività del "Data protection Working Party" previsto dall´art. 29 della direttiva 95/46/EC, con particolare riguardo alla rete Internet ed in generale ai sistemi informativi on-line.

Nel corso degli ultimi due anni la "ITF" ha predisposto le bozze di alcuni documenti che sono poi stati adottati dal Working Party, per lo più sotto forma di raccomandazioni, allo scopo di migliorare la comprensione dei fenomeni per la tutela della privacy in rete.

Recentemente, con l´obiettivo di analizzare in maniera integrata quanto disposto dalle direttive 95/46/EC e 97/66/EC in merito alla protezione dei dati personali in generale e alla medesima tutela nello specifico settore delle telecomunicazioni, la Internet Task Force ha predisposto un voluminoso documento di lavoro, adottato il 21 novembre 2000 dal Working Party, dal titolo "Privacy on the Internet – An integrated EU Approach to on-line Data Protection".

Nel documento la "ITF", prevalentemente composta da esperti delle strutture nazionali per la protezione dei dati personali, compie una dettagliata analisi delle diverse tipologie dei servizi disponibili sulla rete Internet e una verifica delle norme applicabili in quanto tali, segnalando i rischi per ciascuna tipologia di servizio in relazione a carenze normative e/o tecnologiche.

Un ruolo importante hanno assunto nell´anno i seminari internazionali sulla trattazione dei ricorsi e delle segnalazioni ("Complaints Handling Workshops").

Facendo seguito ad un´esigenza manifestata nel corso della Spring Conference of European Data Protection Commissioners di Helsinki (aprile 1999), nel febbraio 2000 si è tenuto a Manchester il primo seminario di una serie dedicata allo scambio di informazioni e alla definizione di un modus operandi comune per quanto concerne la trattazione dei ricorsi e delle segnalazioni presentate alle autorità nazionali per la protezione dei dati, con particolare riguardo ai casi che, per la loro rilevanza o per la natura delle parti interessate, travalicano l´ambito nazionale.

Al seminario, tenutosi il 7 e l´8 febbraio 2000, hanno partecipato i rappresentanti della quasi totalità delle autorità di garanzia nazionali dell´UE ed un rappresentante della Commissione. Le due giornate di studio sono servite a mettere a punto una sorta di decalogo per garantire un approccio comune alla trattazione dei ricorsi e delle segnalazioni con valenza "internazionale". Tale decalogo prevede, in particolare, l´opportunità di dare priorità ai ricorsi "internazionali" (caso per caso), di contattare l´autorità di protezione dati competente, di trasferire ogni elemento di prova utile alla valutazione del singolo caso (in conformità alle prassi nazionali), di garantire che le singole autorità si tengano reciprocamente informate. I risultati sono stati presentati alla Conferenza di primavera del 2000 tenutasi a Stoccolma, dove è stato deciso che, indicativamente, sarebbero stati due i seminari dedicati ogni anno al tema e che vi dovranno partecipare funzionari impegnati nel settore.

Su questa linea è proseguita l´attività durante il secondo seminario, svoltosi a L´Aja presso l´Autorità garante olandese (Registratiekamer) (26-27 ottobre 2000). Il seminario è stato organizzato in forma di think tank: le delegazioni partecipanti sono state invitate a presentare un caso significativo che illustrasse le modalità di trattazione dei complaints, possibilmente di ambito internazionale, e a riflettere sui possibili approcci comuni. Parallelamente è stato fatto circolare un questionario in cui si chiedeva a tutti i partecipanti di illustrare se e in che modo la singola autorità nazionale utilizzasse Internet per ricevere e/o rispondere a segnalazioni di singoli cittadini, o comunque per facilitare lo scambio di informazioni. L´autorità olandese ha illustrato il proprio modello di funzionamento, in cui un front office è deputato a gestire i casi (segnalazioni, richieste di parere, lamentele) risolvibili con maggiore facilità e secondo modelli già consolidati. Sono stati quindi illustrati vari casi nazionali, e per l´Italia, in particolare, il caso Gratistel (v. Relazione Annuale 1999), che aveva avuto un´eco a livello europeo come esempio di attività di tipo preventivo, non motivata da segnalazioni specifiche, bensì svolta prima dell´attivazione del servizio.

Durante l´ultima parte del seminario sono stati presentati i risultati del questionario relativo all´uso di Internet, dai quali è emerso che sostanzialmente tutte le autorità nazionali di protezione dati hanno un proprio sito web e lo utilizzano per scambiare informazioni con i cittadini. Tutte prevedono la possibilità di notificare i trattamenti per via informatica, con l´eccezione della Francia che esclude questa modalità in modo specifico (tranne per quanto concerne la notificazione dei siti web). Tutti hanno indicato l´opportunità di potenziare l´uso di Internet soprattutto quale strumento di sensibilizzazione del pubblico e dei titolari di trattamenti, oltre che di segnalazione di casi di interesse, anche se pochi (D-Berlino, Norvegia) prevedono espressamente invii e risposte via e-mail. È stata infine illustrata una proposta che, alla luce dei risultati di questo e del precedente seminario, prevede un sistema di scambio di informazioni relativo ai complaints "internazionali". Tale sistema si basa sull´utilizzo di moduli standard per sintetizzare i singoli casi, e sull´invio di questi moduli via Internet ad un punto centrale di coordinamento che provvede periodicamente (sempre via Internet) ad informare tutte le altre autorità sugli sviluppi e/o i problemi segnalati. Ciò al fine di facilitare e sviluppare la cooperazione tra le stesse autorità secondo quanto previsto dall´art. 28.6.§2 della direttiva 95/46/CE.

Gli sviluppi del seminario de L´Aja sono stati analizzati durante il successivo incontro, tenutosi ad Oslo il 29-30 marzo 2001. I rappresentanti della Commissione europea e dell´Autorità olandese hanno presentato il sito web denominato CIRCA (Communication & Information Resource Center Administrator), nel cui ambito è stato realizzato lo spazio virtuale che ospiterà il sistema di scambio di informazioni relativo a ricorsi, segnalazioni, reclami, ecc. che coinvolgano più autorità o abbiano comunque rilevanza internazionale. In proposito vi è un orientamento favorevole ad estendere la partecipazione anche alle autorità omologhe di altri Paesi europei con un adeguato livello di protezione dei dati, come la Svizzera e l´Ungheria. Si tratta di una extranet riservata alle autorità realizzata nel quadro del programma IDA della Commissione europea (e, quindi, gestita fisicamente mediante un server di quest´ultima), per il cui accesso sono previste opportune cautele. All´interno di tale spazio sono previste varie sezioni e, in particolare, una configurata più propriamente come "newsgroup", in cui sarà possibile presentare i procedimenti relativi a ricorsi e segnalazioni rispetto ai quali si intende scambiare informazioni con i colleghi delle altre autorità europee. Nella scheda-tipo da compilare per descrivere le caratteristiche dei singoli ricorsi non saranno riportate le generalità delle persone fisiche coinvolte, mentre si potranno indicare, se la legislazione nazionale lo consente, i nominativi di società o imprese, soprattutto quando il caso abbia risvolti internazionali. Ogni autorità ha provveduto ad individuare ed indicare i funzionari che fungeranno da tramite nazionale per il sito, con l´impegno di aggiornare tempestivamente le informazioni e trasmettere eventuali richieste di assistenza o chiarimento in materia di ricorsi (si è concordato che la lingua di lavoro sarà, salvo casi particolari, l´inglese). Il seminario si è successivamente focalizzato sull´analisi di singoli casi di rilevanza internazionale, in particolare riguardo alla raccolta e all´utilizzazione di dati effettuata da siti Internet che si rivolgono a minori (come "Kidlink"). Le Autorità hanno deciso di condurre accertamenti in sede nazionale e di istituire un primo newsgroup all´interno del sito CIRCA dedicato appunto alla trattazione del caso "Kidlink" in modo da garantire un approccio quanto più possibile uniforme.

La delegazione italiana ha presentato un caso relativo al diritto di accesso dei dipendenti ai dati valutativi che li riguardano, il quale ha suscitato notevole interesse con riferimento alla nozione di "dato personale" e alle modalità di esercizio dei diritti dei lavoratori interessati (il Gruppo di lavoro ex art. 29 direttiva 95/46/CE ha infatti recentemente emanato una Raccomandazione su tale specifica materia). Si è concordato di istituire un secondo newsgroup, sempre all´interno del sito CIRCA, dedicato al problema della privacy sul luogo di lavoro con l´indicazione di approcci o materiali utili a sostenere le autorità nazionali ne lla trattazione di casi come quello italiano – allo scopo di fornire alle autorità giudiziarie nazionali eventualmente adite indicazioni sulla posizione comunitaria in ordine alla questione sottoposta ed un panorama complessivo della normativa e della giurisprudenza degli altri Paesi dell´UE.
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L´Autorità comune di controllo Schengen


89. IL RAPPORTO PER IL 1999-2000
L´Autorità comune di controllo (ACC) ha proseguito nel periodo in riferimento la sua attività istituzionale di verifica e controllo del funzionamento della parte centrale del Sistema di informazione Schengen.

La quarta relazione annuale di attività, relativa al periodo marzo 1999-febbraio 2000 è allegata alla presente Relazione; la quinta, relativa al periodo marzo 2000 - febbraio 2001, è in corso di predisposizione.

La relazione annuale dell´Autorità di controllo Schengen, forma oggetto, in uno spirito di trasparenza, di una presentazione pubblica anche per rendere conto ad un pubblico quanto più vasto possibile degli sforzi da essa compiuti al fine di difendere gli interessi dell´individuo nella tutela della vita privata.

L´ACC, anche basandosi su relazioni predisposte da gruppi di lavoro interni, ha formulato raccomandazioni, pareri, proposte e suggerimenti riguardanti sia il controllo della sicurezza del SIS, sia la tutela degli interessi dei singoli individui segnalati o, ancora, l´adempimento dell´obbligo d´informazione nei confronti del cittadino.

L´Autorità lamenta con decisione come, soprattutto a seguito dell´incorporazione di Schengen nelle strutture del Consiglio dell´Unione europea avvenuta con il Trattato di Amsterdam, il trattamento riservato alle sue proposte ed opinioni si è largamente deteriorato. L´ACC arriva a parlare di "trattamento ingeneroso riservato all´ACC, soprattutto per quanto concerne il debito rispetto della sua autonomia e rigorosa indipendenza e l´assegnazione delle risorse finanziarie necessarie per garantirle". Come già rilevato in precedenza è per questo che l´ACC ha salutato con favore la proposta di costituire un´unica struttura di supporto amministrativo per tutte le autorità operanti nel terzo pilastro e di cercare di prevedere effettivi riconoscimenti in termini di autonomia finanziaria ed organizzativa.

Tra i temi di maggior rilievo si segnalano:

Sicurezza degli uffici SIRENE
È proseguita l´opera di sensibilizzazione e di proposta. Sul punto della regolare verifica dei motivi di una interrogazione del SIS le autorità governative si sono dichiarate poco disponibili ad introdurre cambiamenti.

L´ACC, nel prendere atto della risposta, ha deciso di perseverare affinché la sicurezza degli uffici SIRENE sia migliorata e uniformata. Ha convenuto in particolare di stendere un questionario uniforme che permetta alle autorità nazionali di controllo per la protezione dei dati di effettuare le verifiche in modo armonizzato.

Parere relativo all´archiviazione dei dossier ad avvenuta cancellazione di una segnalazione
Si tratta dell´interpretazione dell´articolo 102, paragrafo 1, della Convenzione, relativo alla conservazione dei documenti ad avvenuta cancellazione di una segnalazione, per il quale gli Stati membri agiscono in modo non uniforme: alcuni, infatti, conservano i documenti relativi alle segnalazioni dopo che queste sono state cancellate e li utilizzano per completare gli schedari di polizia. È in corso una valutazione da parte dei gruppi di lavoro in relazione alle osservazioni dell´ACC per verificare se occorra modificare il manuale SIRENE.

Parere sull´introduzione nel sistema d´informazione Schengen di segnalazioni sulle persone la cui identità è stata usurpata
In caso di usurpazione d´identità alcuni Stati membri introducono nel SIS il nome del legittimo titolare dell´identità usurpata, mentre il bersaglio è piuttosto l´usurpatore.

Dopo un primo parere, cui hanno fatto seguito osservazioni e proposte, l´ACC, esaminate queste proposte nel dicembre 1999 e nel febbraio 2000, ha adottato un secondo parere, complementare al primo, nel marzo 2000. In esso si ribadisce il principio di proporzionalità, in virtù del quale non tutti i casi di usurpazione d´identità giustificano la segnalazione del nome del titolare legittimo e si sottolinea che l´elaborazione dei dati relativi alle persone la cui identità è stata usurpata potrà essere consentita solo previo libero ed esplicito accordo delle stesse o dietro loro richiesta. Nel parere si richiede anche che vengano previste altre misure, quali la possibilità di rilasciare al titolare legittimo dell´identità usurpata un documento supplementare, ad esempio integrativo al passaporto, che attesti che il titolare non è la persona che usurpa l´identità.

Controllo del C.SIS
Il gruppo tecnico appositamente creato dall´ACC costituito di esperti delle autorità di controllo nazionali, coordinato dal rappresentante lussemburghese, ha effettuato a suo tempo, su deliberazione dell´ACC, una visita di controllo. Dalla visita è emersa la possibilità di migliorare la sicurezza del sistema, per la quale sono state formulate specifiche raccomandazioni. Il livello di sicurezza è stato ritenuto globalmente soddisfacente. La relazione riservata sulla visita di controllo è stata approvata nel febbraio 2000 ed è stata trasmessa, corredata di una sintesi, al Comitato dell´articolo 36.

Campagna d´informazione sui diritti dei cittadini nei confronti del SIS
L´ACC ha valutato gli esiti della campagna di informazione svolta in quasi tutti i Paesi Schengen, ritenendola soddisfacente. Come risulta anche per l´Italia, l´efficacia della campagna informativa si può misurare considerando l´aumento delle richieste di verifica e, in generale, del ricorso alle autorità di protezione dei dati personali da parte di persone cui è stato in particolare negato un ingresso od un visto in relazione a dati personali contenuti nelle sezioni nazionali del SIS.

Va infine segnalato che dal 1º gennaio 2000 vi è stato un cambiamento ai vertici dell´ACC, del quale il segretario generale del Garante mantiene la vice presidenza. Il mandato del presidente e del vicepresidente è stato rinnovato per un anno nella riunione del 13 dicembre 2000.
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Europol


90. L´ATTIVITÀ DELL´AUTORITÀ COMUNE DI CONTROLLO E I PRIMI CASI DI CONTENZIOSO
L´Autorità comune di controllo sui trattamenti effettuati da Europol ha largamente concentrato i suoi lavori sulla valutazione dei progetti di apertura di archivi di analisi suggerendo, ove necessario, integrazioni e specificazioni alle Autorità Europol.

Ha inoltre espresso pareri informali con riguardo all´apertura delle trattative per la stipulazione di accordi con Stati ed organismi terzi ed Europol per lo scambio di dati ed informazioni e successivamente, per alcuni Stati, in relazione all´apertura dei negoziati.

L´Autorità ha inoltre affrontato temi legati a modi e forme con cui assicurare visibilità alla sua attività e agli atti adottati ed ha iniziato al riguardo una riflessione sui tipi di documenti per i quali può essere consentito l´accesso al pubblico.

Quanto al primo aspetto si sta lavorando per predisporre un documento di presentazione dell´Autorità e dei suoi compiti che sarà collocato nel formato elettronico nel sito di Europol ed in un opuscolo da distribuire.

Nel corso del 2001 è prevista la redazione della prima relazione di attività che, per l´Italia, sarà allegata, come quella dell´ACC Schengen, alla relazione annuale del Garante.

Al comitato ricorsi è stato sottoposto un primo caso, attualmente all´esame preliminare per valutarne l´ammissibilità.
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Il controllo sul sistema informativo doganale


91. LA CREAZIONE DELL´AUTORITÀ DI CONTROLLO
L´Autorità di controllo non ha iniziato formalmente la propria attività poiché mancano ancora le designazioni di alcuni Stati membri, e la sua composizione non è al momento sufficiente per consentirne l´operatività.

Anche questa Autorità comunque potrà avvalersi del menzionato segretariato comune.
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Eurodac


92. COLLABORAZIONE TRA STATI MEMBRI E GARANZIE PER GLI INTERESSATI
A seguito dell´entrata in vigore del regolamento istitutivo del Garante europeo, i compiti di supervisione e controllo sui trattamenti effettuati ai sensi del regolamento Eurodac saranno sottoposte a questa figura di garanzia.

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Consiglio d´Europa


93. LA CONVENZIONE SUL CYBERCRIME
Il Consiglio d´Europa è stato uno dei primi organismi internazionali a dedicare specifiche iniziative alla tutela delle persone rispetto al trattamento dei dati personali. Dopo l´adozione di una serie di provvedimenti settoriali, nel 1981 si è giunti come è noto all´approvazione della Convenzione n. 108 sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale, che costituisce uno dei documenti fondamentali in tema di protezione dati e rappresenta il fondamento sul quale sono state costruite le successive regolamentazioni in ambito comunitario e nazionale.

L´attività del Consiglio d´Europa in materia non si è esaurita con l´approvazione della Convenzione, essendosi sviluppata in un´intensa attività di elaborazione della normativa di settore cristallizzata nelle note Raccomandazioni, nonché proseguendo con l´aggiornamento di quella preesistente.

Il Garante, sin dalla sua costituzione, ha continuato a prendere parte alle diverse attività del Consiglio d´Europa, contribuendo significativamente all´elaborazione dei diversi testi in discussione.

In particolare è continuato l´esame e l´approfondimento dello studio sulla Convenzione concernente  il cybercrime per la lotta alla "criminalità informatica", vale a dire delle attività criminali realizzate attraverso l´impiego di strumenti telematici. La Convenzione mira a favorire la cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità informatica attraverso l´armonizzazione delle procedure e il potenziamento dell´assistenza giudiziaria in questi settori. L´Assemblea Parlamentare del Consiglio d´Europa e ha espresso il 24 aprile 2001 un avviso che condivide le preoccupazioni dei Garanti europei.

Il testo predisposto ha destato infatti preoccupazioni nel Gruppo dell´articolo 29, che ha voluto esplicitare, nel parere 4/2001, i rischi che esso comporta sotto il profilo della protezione dei diritti umani fondamentali e della vita privata in particolare. Ulteriori note sono state poi inviate dal presidente del Gruppo.

Un punto esplicitamente e specificamente trattato, oramai divenuto un tema centrale su cui anche recentemente le autorità garanti europee si sono espresse negativamente con fermezza nelle Conferenze di Stoccolma ed Atene, concerne la conservazione più o meno generalizzata dei dati di traffico.
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94. L´ATTIVITÀ DEI GRUPPI DI ESPERTI

È stato adottato dal gruppo CJ-PD che si occupa dell´elaborazione dei progetti di raccomandazione in materia di dati personali, il documento finale relativo al progetto di Raccomandazione che concerne la tutela dei dati personali raccolti e trattati a fini assicurativi, trasmesso per competenza, al Consiglio dei Ministri.

Altre iniziative hanno riguardato:

a) il parere del gruppo J-PD sul progetto di raccomandazione DH-S-AC per l´accesso ai documenti ufficiali;

b) la riorganizzazione degli organismi che hanno competenza in materia di protezione dati e le nuove metodologie di lavoro;

c) la celebrazione del ventesimo anniversario della Convenzione, anche in occasione della conferenza multilaterale di Varsavia sulla protezione dei dati promossa dal Consiglio d´Europa e dall´Autorità garante polacca il 19/20 novembre 2001;

È stato inoltre costituito un qualificato gruppo di lavoro, di cui fa parte anche il segretario generale del Garante, per approfondire, anche alla luce dei risultati del "Progetto Falcone", gli aspetti relativi all´applicazione dei principi di protezione dei dati all´attività di polizia (e giudiziaria) e per una valutazione della Raccomandazione 87/15 del Consiglio d´Europa.
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95. LINEE-GUIDA IN MATERIA DI SORVEGLIANZA

In particolare, per le attività di videosorveglianza che presentano specifiche problematiche per la protezione dati, il Consiglio d´Europa ha conferito uno specifico incarico al segretario generale del Garante, per predisporre un dettagliato rapporto finalizzato alla ricerca di un corretto bilanciamento tra le esigenze di sicurezza e di controllo anticrimine e il diritto dei cittadini a difendere la loro sfera privata e la loro libertà.

Come è noto, il radicarsi di un fenomeno di espansione incontrollata del numero di impianti di videosorveglianza in luoghi pubblici e privati solleva non poche preoccupazioni nella società di oggi, attesa la loro invasività, specie in mancanza di una tutela diretta, salvo quella rappresentata, a livello embrionale, da una legge generale come la legge italiana n. 675/1996.

Il rapporto predisposto e pubblicato è volto, in particolare, alla protezione dei dati personali in relazione ai sistemi di videosorveglianza che ricadono, in senso lato, nell´ambito applicativo della Convenzione n. 108/1981 della Convenzione sulla tutela dei diritti dell´uomo e delle libertà fondamentali, nonché di alcune Raccomandazioni del Consiglio d´Europa (in particolare, la N.R. (87) 15 in materia di trattamenti nell´ambito della pubblica sicurezza; la N.R. (89) 2 sulla protezione dei dati personali nel rapporto di lavoro e la N.R. (95) relativa alla protezione dei dati personali nel settore dei servizi di telecomunicazione, adottate in settori che pur non riferendosi espressamente alla tematica della videosorveglianza recano disposizioni e garanzie rilevanti sotto tale profilo).

In tale documento, presentato sotto forma di decalogo, sono state anche tracciate le prime lineeguida finalizzate alla piena garanzia e tutela del privato.

Le regole di base ivi enucleate si riportano di seguito sinteticamente:

  • verificare che l´attività di sorveglianza si esplichi su base legale per fini leciti, espliciti e legittimi;
  • adottare tutte le misure volte ad assicurare che l´attività sia conforme alla normativa in materia di protezione dei dati personali;
  • ricorrere alla videosorveglianza solo quando non sia possibile utilizzare sistemi meno invasivi ed intrusivi della privacy;
  • rispettare il principio di selettività e di proporzionalità in rapporto agli scopi perseguiti nei singoli casi, in modo da prevenire conseguenze irragionevoli sulle libertà e sui comportamenti degli interessati;
  • rispettare il principio di pertinenza e di non eccedenza rispetto a immagini, suoni e dati biometrici raccolti, con particolare attenzione alle modalità di raccolta onde evitare che le informazioni raccolte siano registrate, indicizzate o conservate per lunghi periodi;
  • evitare che l´attività di videosorveglianza possa determinare discriminazioni o possa essere disposta nei confronti di soggetti per il solo fatto di avere determinate opinioni, convinzioni o comportamenti di tipo sessuale;
  • svolgere l´attività nel rispetto del principio di trasparenza e di pubblicità;
  • assicurare maggiori garanzie in presenza di particolari rischi per gli interessati e di controllo;
  • escludere, in linea di principio, la diffusione e la comunicazione dei dati personali a soggetti non interessati all´attività di sorveglianza;
  • regolamentare il diritto di accesso, nonché gli altri diritti delle persone interessate;
  • assicurare un´adeguata informativa ai lavoratori interessati e una possibile intesa con le organizzazioni sindacali per esigenze organizzative e/o produttive o per ragioni di sicurezza del lavoro che possano comportare un controllo a distanza.

Il rapporto e le linee-guida, dopo l´esame da parte del Gruppo, sono stati pubblicati, per un´ampia  consultazione, sul sito web del Consiglio d´Europa. Quest´ultimo, dopo il parere favorevole del Gruppo di cui all´articolo 29 e un nuovo positivo esame da parte del CJ-PD-GC si accinge ad adottarlo formalmente.
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O.C.S.E.


96. I RISULTATI CONSEGUITI NEL 2000
Il Garante, nel processo avviato dall´Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, incentrato sui principi affermati nelle linee-guida sulla tutela della privacy per favorire la libera circolazione delle informazioni tra gli Stati membri, ha svolto, nel corso del 2000, un´intensa attività attraverso il Comitato ICCP (Comitato per la politica dell´informazione istituito all´interno della Direzione scienza, tecnologia e industria OCSE).

Tale attività è stata principalmente finalizzata a risolvere i problemi legati al commercio elettronico, alla sicurezza dell´informazione, alla protezione della privacy e all´infrastruttura della società dell´informazione.

Particolare valenza ha avuto la partecipazione del Garante alla riunione del sottogruppo WISP del Comitato ICCP, che espleta attività per la sicurezza dell´informazione e sulla privacy.

Nel corso della riunione indetta il 4- 5 maggio 2000 a Parigi sono state affrontate ed approfondite le principali tematiche relative:

  • allo studio per la realizzazione e predisposizione a livello internazionale della Convenzione sui crimini informatici e, in ambito nazionale, la predisposizione di una specifica legge per combattere il c.d. cybersquatting;
  • alla previsione dei criteri da utilizzare per la revisione delle linee guida sulla cifratura adottata dall´OCSE nel 1988;
  • all´utilizzo del software "generator", costituito da una serie di maschere da riempire con dati sensibili che vengono richiesti all´utente e che nel futuro formeranno oggetto di una raccolta di dati utilizzabile da organizzazioni che operano nel campo dell´e-commerce;
  • alla predisposizione di un documento riguardante l´adozione di soluzioni contrattuali volte a consentire flussi transnazionali di dati TBDF (Transborder data flow) nel rispetto dei principi in tema di privacy.

Il gruppo si è adoperato, inoltre, per offrire strumenti metodologici e tecnici in relazione alle azioni da intraprendere ed indicando i tempi da rispettare per il raggiungimento dei suddetti importanti obiettivi.
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Ulteriori iniziative


97. IL "PROGRAMMA FALCONE" E LE ALTRE ATTIVITÀ
Il programma è stato avviato con il contributo finanziario delle istituzioni comunitarie per sostenere l´azione degli Stati membri volta ad intensificare la cooperazione in materia di giustizia ed affari interni.

Il Garante ha presentato nei primi mesi del 1999 una domanda per il cofinanziamento, nell´ambito del "Programma Falcone", di un progetto denominato "Attività di contrasto del crimine e tutela dei dati personali".

Per lo svolgimento dei seminari sono stati scelti due luoghi simbolicamente importanti: la sede di Europol a L´Aja per il primo (27 e 28 marzo 2000) e la Scuola nazionale della magistratura a Parigi per il secondo (6 e 7 luglio 2000).

Il progetto prevedeva una giornata conclusiva per presentare il lavoro svolto e formulare eventuali osservazioni e proposte, che si è svolta a Roma il 20 dicembre 2000; all´incontro, ospitato dalla Camera dei deputati, vi è stata un´ampia partecipazione e numerosi relatori.

Il progetto è stato indirizzato a magistrati, appartenenti alle forze di polizia e funzionari pubblici che nei Paesi membri dell´Unione svolgono prevalentemente la propria attività nel settore della prevenzione e contrasto della criminalità organizzata.

Al fine di individuare i soggetti dotati della competenza specifica per poter partecipare ai seminari dell´Aja e di Parigi, si è chiesta la collaborazione delle altre Autorità garanti in materia di protezione dei dati, nonché quella dei Ministeri della giustizia e dell´interno dei Paesi destinatari dell´azione. La finalità del progetto era quella di verificare gli aspetti dell´azione di polizia e giudiziaria legati alla raccolta, al trattamento, all´analisi dei dati, considerato l´intenso sviluppo di forme di collaborazione nelle attività di polizia e, più recentemente, giudiziarie in relazione al perseguimento dei compiti di prevenzione e repressione della criminalità, che determina un uso sempre maggiore di strumenti informativi e, talora, la creazione di veri e propri "sistemi". Attraverso lo stimolo della partecipazione attiva nei seminari si voleva ottenere un approccio "multidisciplinare", nel senso di confrontare le specifiche esperienze professionali con la normativa di tutela dei dati personali anche in linea con quanto suggerito dalla ricordata azione comune. In essa si fa infatti riferimento alla possibilità di definire norme e metodologie comuni al fine di facilitare l´individuazione del fenomeno e la raccolta dei dati da ottenere, però, tenendo conto della legislazione degli Stati membri in materia di protezione dei dati.

Gli approfondimenti condotti nei seminari e le risposte fornite ai questionari hanno evidenziato come su alcune questioni importanti i cittadini dei Paesi dell´Unione ricevono, nei rispettivi ordinamenti nazionali, trattamenti diversificati sotto il profilo dei diritti. In alcuni casi attività svolte dagli uffici di polizia non sono puntualmente o affatto disciplinate.

Ad esempio, per quanto riguarda la videosorveglianza non è risultato che vi sia una base giuridica uniforme: in alcuni Paesi si applicano i principi generali in materia di protezione dei dati personali, ma esistono poche norme specifiche che disciplinano i termini della conservazione delle immagini e registrazioni effettuate. Le osservazioni scaturite dal dibattito e la recente esperienza del Consiglio d´Europa sul tema costituiscono senza dubbio utili indicatori ai fini di un eventuale intervento armonizzatore.

Analogamente il problema si pone per i tempi e le modalità di conservazione dei dati relativi al traffico telefonico, per le modalità di accesso delle forze di polizia e dell´autorità giudiziaria agli elenchi degli abbonati di servizi telefonici, inclusi quelli di telefonia mobile. Per quanto concerne poi le carte telefoniche ricaricabili, varie soluzioni volte a consentire l´individuazione degli acquirenti sono basate solo sulla prassi e non su norme specifiche. L´esigenza di armonizzazione che sembra porsi anche in questo campo potrà forse essere considerata in occasione della discussione delle proposte di direttiva presentate recentemente dalla Commissione al Consiglio telecomunicazioni.

Anche riguardo alle modalità di raccolta e di trattamento dei dati genetici, l´utilizzo degli stessi, i tempi di conservazione ed i diritti delle persone cui si riferiscono mancano disposizioni adeguate nei sistemi processuali e certamente gli argomenti richiederanno un´ulteriore riflessione ed armonizzazione.

L´esperienza del Progetto ha mostrato come vi sia la crescente tendenza a prevedere obblighi, in via legislativa od anche amministrativa, di raccolta e conservazione di consistenti masse di informazioni. Rispettando la necessità di disporre, per l´azione di contrasto della criminalità, di un ampio materiale investigativo, manca un´armonizzazione o un indirizzo comune. Dall´analisi delle risposte ai questionari emerge senz´altro un problema rispetto alla rilevazione delle presenze alberghiere. L´Accordo di Schengen obbliga ad identificare i cittadini stranieri e comunitari, ma nei diritti nazionali variano le modalità di rilevazione (che in taluni casi riguardano i soli stranieri, in altri tutti i clienti, anche se cittadini del medesimo Paese). Sono diversi gli strumenti di rilevazione, in alcuni casi cartacei, in altri accessibili on-line per le forze di polizia e gli inquirenti. Variano ancora le modalità ed i tempi di conservazione, né sono noti i sistemi seguiti per la classificazione di queste informazioni (files disgiunti o creazione di un´unica banca dati).

La questione è però molto più ampia; andrà riproposto nel prossimo futuro il tema dell´imposizione a terzi, siano essi un provider per l´accesso ad Internet o singoli cittadini, dell´obbligo di consentire la raccolta o la conservazione di masse di informazioni.

Per quanto concerne le attività di competenza della magistratura penale, che recentemente ha iniziato a disporre di forme di supporto e cooperazione a livello europeo, si sono riscontrate maggiori difficoltà nell´accettazione delle disposizioni in materia di protezione dei dati, ritenendo alcuni che debba tenersi in maggior conto la speciale collocazione dell´ordine giudiziario nella disciplina dell´ambito di competenza delle autorità amministrative ed indipendenti di controllo.

Per il Garante, l´esperienza è stata di grande interesse ed utilità, sia per approfondire alcuni temi di rilevante attualità nel nostro Paese, sia per valutare la possibilità di operare suggerimenti per proseguire l´opera di individuazione e di definizione di norme specifiche per la tutela dei diritti nell´ambito delle attività di polizia e giustizia.
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