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Roma, lite sulle multe a domicilio per i clienti delle prostitute

Roma, lite sulle multe a casa dei clienti
Il sindaco Marino: scriveremo se la sanzione è dovuta al sesso con una prostituta. Il Garante delle privacy: non si può. Intanto il prefetto boccia l'idea della red zone all'Eur: "Solo una boutade, in Italia è vietata dalla legge Merlin"
Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(di Giovanna Vitale, "La Repubblica", 9 febbraio 2015)

 

Di Rudy Giuliani, il sindaco repubblicano di New York che negli anni '90 dichiarò guerra alla criminalità di strada, Ignazio Marino ha ormai l'espressione beffarda, non ha solo mutuato la ricetta. "Tolleranza zero" contro le lucciole nei luoghi pubblici, ha invocato ieri il primo cittadino di Roma dagli schermi di Rainews24, così sponsorizzando l'istituzione all'Eur di una strada a luci rosse dove concentrare il fiorente mercato del sesso che all'ombra delle architetture razionaliste non ha mai conosciuto crisi. Arrivando perfino a ipotizzare, per chi si ostinasse a praticare fuori dalle aree consentite, multe ai clienti da recapitare a casa, "in cui si dice chiaramente che la sanzione di 500 euro è legata al fatto che si intrattenevano con prostitute", ha specificato l'inquilino del Campidoglio.

Un deterrente formidabile, ha lasciato intendere il sindaco, pur annegando la proposta fra mille "se" e altrettanti "forse". Peccato però che "non si può fare", taglia corto il Garante della privacy. "A normativa vigente la notifica delle sanzioni, anche quelle amministrative, deve avvenire con modalità tali da garantire la riservatezza del destinatario, non deve rendere evidente la violazione commessa", spiega il presidente Antonello Soro. "Si tratta di una norma a carattere generale, che vale quindi per tutte le sanzioni. Per cui, se Marino volesse sancire un unico caso di evidenza della violazione, deve ottenere una norma specifica". Eventualità che il capo dell'Authority si augura non venga presa neanche in considerazione: "Spero proprio che il Parlamento non condivida l'idea che bisogna utilizzare la gogna per scoraggiare la prostituzione", avverte. "Una gogna che a mio parere si ispira - e non aggiungo altro perché non rientra nelle mie competenze - più a un'esigenza di natura morale che a ragioni di reale prevenzione". È durissimo, il Garante: "La gogna appartiene a una visione un po' medievale del contrasto di un fenomeno anche criminale".

Una bocciatura che fa il paio con quella del prefetto Giuseppe Pecoraro, che il minisindaco dell'Eur (Andrea Santoro) cui è venuta in mente l'idea della red zone, ha tentato invano di coinvolgere. "Tutta questa storia è una boutade", si è sfogato Pecoraro, "non ci sono riferimenti normativi, anzi una legge c'è: si chiama Merlin. Fare ciò che vorrebbe Marino senza un intervento del governo o del Parlamento è reato: è favoreggiamento della prostituzione". Non è l'unico a nutrire forti perplessità. Nel Pd, il partito del sindaco, sono rimasti letteralmente senza parole: nessuno ne sapeva niente. "Ma non si può passare dal decentramento amministrativo dei municipi al federalismo sessuale", dà voce ai malumori il capogruppo dem Fabrizio Panecaldo. Di cui Marino è stato costretto a tenere conto, nelle sue dichiarazioni di ieri: "Bisogna proteggere la famiglia con i suoi valori, dare la possibilità alle persone di poter usufruire di un parco, di una strada, senza trovarsi a dover dare spiegazioni ai propri figli sulla presenza delle prostitute", si è infatti giustificato, invocando la necessità di "una maggiore presenza delle forze dell'ordine".

Parole utili a lenire, ma non a fermare la rivolta nel Pd. Tant'è che un furibondo Matteo Orfini, commissario della federazione romana, convocherà in settimana un vertice con tutti i protagonisti della vicenda "per sollecitare una riflessione più approfondita". E, a giudicare dalle reazioni, una decisa marcia indietro. Che oggi verrà chiesta a gran voce dalle parlamentari dem, prima firmataria la renziana Lorenza Bonaccorsi, in una lettera aperta al sindaco, al minisidaco Santoro e all'assessora Cattoi.